
martedì 17 aprile 2018
martedì 27 marzo 2018
lunedì 5 febbraio 2018
IL PARTITO DI OLIVELLI
Chi votiamo?...
Io voto il Partito di Olivelli.
Il partito di Olivelli non c'è. Il partito di Olivelli, di Aldo
Gastaldi "Bisagno", di Eugenio Corti, di Giovanni
Guareschi. Gente troppo impegnata a fare l'Italia, a insegnare senza
cattedre, a lavorare sul serio, a indignarsi senza odiare nessuno, a
combattere senza ferire. E' un partito che non c'è, ma non per
opportunismo, non per trasformismo.
I partiti politici nascono, riempiono di simboli e parole d'ordine
l'anima di tutti, spaccano il mondo a parole e dopo dieci anni
spariscono, si trasformano, si fondono e si rifondano, e in queste
tempeste in bicchieri d'acqua tanti galleggiano e sorridono sempre.
Olivelli e i suoi non erano musoni, ma sorridevano quando c'era da
sorridere. Non parlavano quasi mai di diritti, troppo impegnati a
fare il loro dovere. Per questo il loro partito non esiste.
I partiti politici parlano sempre di diritti, non si va a chiedere
voti parlando di doveri. L'unico dovere che vi chiedono è quello di
votare per loro, poi diritti per tutti, anche i più strampalati e
capovolti.
Il partito di Olivelli, di Bisagno...tutta gente morta da decenni?
No, c'è ancora gente così. Oggi sono i cristiani siriani e iracheni
che tornano a ricostruire le loro case e le loro chiese, che non
hanno ceduto alla creazione dell'ennesima milizia armata, convinti
che certe cose le debba fare uno stato, e piuttosto si arruolano.
Sono i cristiani cinesi, che dopo settant'anni ancora si ostinano a
pregare con vescovi e preti veri, non violenti che si fanno decenni
in campi di concentramento ma che, non essendo promossi dai media,
non diventeranno mai dei Mandela.
Sono i ragazzi Pachistani che muoiono custodendo le chiese da quelli
così convinti di un dio onnipotente e misericordioso da farsi
saltare per aria loro e decine di innocenti.
Sono quelli che muoiono perdonando.
Ci sono anche tanti italiani che solo lo Spirito Santo tiene ancora
in piedi, mentre la famiglia va a pezzi, lo stipendio di un lavoro
precario è ormai come quello di Pechino, che mandano i figli a
scuola e li educano ancora a qualcosa mentre anche tanti preti
tacciono o peggio dicono che va bene tutto. A loro vorrei dire: non
ho partiti da suggerirvi. Ma non sto zitto.
Io sto con Olivelli.
martedì 30 gennaio 2018
I CATTOLICI ITALIANI VOGLIONO FINANZIARE MEDIA CATTOLICI
FIRMA ANCHE TU !
S.E. Card. Gualtiero
Bassetti
Presidente
C.E.I.
Eminenza Reverendissima,
come
cattolici e cittadini italiani contribuenti con il c.d. “8 per
mille” al mantenimento e alla promozione delle attività religiose
e caritative della Chiesa Cattolica, riteniamo inaccettabile
l’oscuramento della Dottrina Cattolica e di un giudizio chiaro su
fatti e avvenimenti alla luce del Vangelo e del Magistero all’interno
dei mezzi di comunicazione promossi dalla CEI.
Si
vedono, si ascoltano, si leggono valutazioni che suscitano scandalo e
smarrimento specialmente fra i piccoli, i fragili, i lontani.
Gli
esempi, specie negli ultimi anni, si vanno infittendo in modo
preoccupante. Ci limitiamo a citare due casi estremi, relativi al
quotidiano “Avvenire”.
1)
La rubrica “Tre mesi”, a firma di un sacerdote in evidente crisi
di fede e di moralità, per un tempo intollerabile ha spacciato
pensieri e atteggiamenti diametralmente opposti al Sesto e al Nono
Comandamento, alla Castità, al duro monito evangelico contro chi
scandalizza i piccoli, arrivando addirittura alla blasfemia nel
giorno dell’Immacolata Concezione (v. 8/12/2017).
2)
Il 24 gennaio 2018, in un articolo di critica cinematografica, viene
promossa e lodata la sciagurata opera di un regista italiano dedicata
a una relazione sodomitica fra un giovane e un minore, opera non a
caso preselezionata per prestigiosi riconoscimenti da un sistema
dello spettacolo succube all’omosessualismo imperante e votato alla
distruzione dei valori più preziosi.
Ci
addolora profondamente che un giornale un tempo guida e riferimento
si sia ridotto a questo. La nostra coscienza si interroga se,
versando l’ “8 per mille” alla CEI, insieme a opere necessarie
e meritorie, non contribuiamo a sovvenzionare lo scandalo, il
disorientamento, l’apostasia.
Siamo
cattolici. La nostra Fede ci comanda la testimonianza nel solco
sicuro dei Comandamenti, tutti; dei Precetti della Chiesa, tutti;
delle Opere di Misericordia, tutte.
Esortiamo
pertanto l’Eminenza Vostra, da cui dipendono anche i mezzi di
comunicazione della Chiesa Cattolica italiana, ad agire con prudenza
e sollecitudine correggendo, chiarendo, potando, coltivando,
estirpando, affinché essi producano ciò per cui sono stati creati,
l’informazione nella verità e la promozione della Fede Cattolica.
“Sia
invece il vostro parlare sì,
sì;
no,no;
il di più viene dal maligno.”
(Mt
5, 37)
“...Ma
chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me,
meglio
per lui sarebbe
che gli fosse
appesa
al
collo una macina da
mulino e fosse
gettato
in fondo al
mare.
Guai al
mondo
a causa degli scandali! perché
è necessario che avvengano degli scandali; ma guai all'uomo per
cui
lo scandalo avviene!”
(Mt 18, 6-7)
giovedì 28 dicembre 2017
domenica 17 dicembre 2017
Approvata la legge che apre all’eutanasia
Dichiarazione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi
Giovedì scorso 14 dicembre il Parlamento italiano ha approvato la legge cosiddetta sulle DAT che apre all’eutanasia, persino in forme più accentuate che in altri Paesi. Durante la fase della discussione in Parlamento e nel Paese anche io, come vescovo e come presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ero intervenuto, insieme ad altri, come per esempio il Centro Studi Rosario Livatino, per mettere in evidenza la gravità del contenuto di questo testo di legge. Purtroppo ha prevalso un’ideologia libertaria e, in definitiva, nichilista, espressa in coscienza da tanti parlamentari. Così l’Italia va incontro ad un futuro buio fondato su una libertà estenuata e priva di speranza. Questa legge si aggiunge ad altre approvate in questa triste legislatura che hanno allontanato la nostra legislazione sulla vita e sulla famiglia dalla norma oggettiva della legge morale naturale che è inscritta nei nostri cuori, ma che spesso i piccoli o grandi interessi di parte e le deformazioni dell’intelligenza nascondono agli uomini. Coloro che con grande impegno stanno smantellando per via legislativa i principi della legge morale naturale, che per il credente è il linguaggio del Creatore, non sono però in grado di dirci con cosa intendano sostituirne gli effetti di coesione sociale in vista di fini comuni. La libertà intesa come autodeterminazione, che questa legge afferma ed assolutizza, non è in grado di tenere insieme niente e nessuno, nemmeno l’individuo con se stesso.
Preoccupa molto che in questa legislatura leggi così negative siano state approvate in un contesto di notevole indifferenza. Esprimo il mio compiacimento e sostegno per tutti coloro che si sono mobilitati, con la parola, gli scritti ed anche con le manifestazioni esterne, per condurre questa lotta per il bene dell’uomo. Devo però anche constatare che molti altri avrebbero dovuto e potuto farlo. Questa mia osservazione vale anche per il mondo cattolico. Ampie sue componenti si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose, forse, di creare in questo modo muri piuttosto che ponti. Ma i ponti non fondati sulla verità non reggono.
In momenti come questo può prevalere un sentimento di scoraggiamento. E’ comprensibile. Tutto si paga in questa vita e le pessime leggi approvate produrranno sofferenza e ingiustizia sulla carne delle persone. Si ha l’impressione di doversi ormai impegnare per ricostruire dalle basi un alfabeto che è stato disarticolato. Nel contempo, occorre anche ricordare che la storia rimane sempre aperta a nuovi percorsi e soluzioni e che nella storia ci si offrono sempre nuove possibilità di recupero e di riscatto. Recupero e riscatto che non ripagheranno, umanamente parlando, le ingiustizie provocate e subite, ma che permetteranno di non consentirne di nuove. Non dimentichiamo che c’è la storia, ma anche il Signore della storia. In Lui confidiamo per essere pronti alle nuove occasioni che Egli ci metterà davanti.
+ Giampaolo Crepaldi
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