sabato 4 ottobre 2014

Intra Tupino e l'acqua che discende
del colle eletto dal beato Ubaldo,
fertile costa d'alto monte pende,
onde Perugia sente freddo e caldo
da Porta Sole; e di rietro le piange
per grave giogo Nocera con Gualdo.
Di questa costa, là dov' ella frange
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo talvolta di Gange.
Però chi d'esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ché direbbe corto,
ma Orïente, se proprio dir vuole.
Non era ancor molto lontan da l'orto,
ch'el cominciò a far sentir la terra
de la sua gran virtute alcun conforto;
ché per tal donna, giovinetto, in guerra
del padre corse, a cui, come a la morte,
la porta del piacer nessun diserra;
e dinanzi a la sua spirital corte
et coram patre le si fece unito;
poscia di dì in dì l'amò più forte.
Questa, privata del primo marito,
millecent' anni e più dispetta e scura
fino a costui si stette sanza invito;
né valse udir che la trovò sicura
con Amiclate, al suon de la sua voce,
colui ch'a tutto 'l mondo fé paura;
né valse esser costante né feroce,
sì che, dove Maria rimase giuso,
ella con Cristo pianse in su la croce.
Ma perch' io non proceda troppo chiuso,
Francesco e Povertà per questi amanti
prendi oramai nel mio parlar diffuso.
La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi;
tanto che 'l venerabile Bernardo
si scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse e, correndo, li parve esser tardo.
Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
dietro a lo sposo, sì la sposa piace.
Indi sen va quel padre e quel maestro
con la sua donna e con quella famiglia
che già legava l'umile capestro.
Né li gravò viltà di cuor le ciglia
per esser fi' di Pietro Bernardone,
né per parer dispetto a maraviglia;
ma regalmente sua dura intenzione
ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe
primo sigillo a sua religïone.
Poi che la gente poverella crebbe
dietro a costui, la cui mirabil vita
meglio in gloria del ciel si canterebbe,
di seconda corona redimita
fu per Onorio da l'Etterno Spiro
la santa voglia d'esto archimandrita.
E poi che, per la sete del martiro,
ne la presenza del Soldan superba
predicò Cristo e li altri che 'l seguiro,
e per trovare a conversione acerba
troppo la gente e per non stare indarno,
redissi al frutto de l'italica erba,
nel crudo sasso intra Tevero e Arno
da Cristo prese l'ultimo sigillo,
che le sue membra due anni portarno.
Quando a colui ch'a tanto ben sortillo
piacque di trarlo suso a la mercede
ch'el meritò nel suo farsi pusillo,
a' frati suoi, sì com' a giuste rede,
raccomandò la donna sua più cara,
e comandò che l'amassero a fede;
e del suo grembo l'anima preclara
mover si volle, tornando al suo regno,
e al suo corpo non volle altra bara.




mercoledì 10 settembre 2014

Anno del Signore 2014...E' bello ricominciare esattamente come un anno fa o stiamo solo invecchiando? Nel dubbio ricopio...
La Grande Guerra si fa sempre più dura, la raccontiamo e soprattutto, se Dio ci dà forza e discernimento, la combattiamo. I Santi Rosari al Policlinico sono ricominciati e da domani anche la trasmissione. Con l'aiuto di Maria, avanti! Sub tuum praesidium confugimus.

"Sul ciglio del caos, già fra le macerie
pregheremo solo per la nostra paura...
ma Dio sdegnato ci abbandonerà"
M.C. <<AMOCO CADIZ (canzone della luna di settembre)>> 1983

Non è vero che la pace ci mobilita tanto solo per istinto di conservazione?
Non è vero che la pace ci mobilita tanto solo perché siamo "coraggiosi profeti" che non spiacciono a nessuno?
Non è vero che "l'aborto è il più grande nemico della pace" (Beata Teresa di Calcutta) è una frase che ci dà un po' fastidio, così che non l'abbiamo mai meditata ?
Allora continuiamo a pregare, VI ASPETTO OGNI MERCOLEDI' ALLE 6.50 AL ROSARIO DAVANTI AL POLICLINICO, nel giorno in cui anche nella tranquilla Pavia alcuni bambini vengono bombardati e non vedranno la luce del nostro sole. 260 all'anno, una scuola elementare...conflitto a bassa intensità?

E POI, SE DIO VUOLE, GIOVEDI'  ALLE ORE 15,  RICOMINCIA " LA GRANDE GUERRA" SU RTP !!! 91.100 FM, 100.500 FM




sabato 26 luglio 2014


 Nun (ن), la lettera 14 dell'alfabeto arabo (l'equivalente della lettera N nel nostro alfabeto romano), è la prima lettera della parola Nasara (نصارى  = Nazareni)
E' il modo in cui i musulmani hanno chiamato i cristiani dall'inizio della loro invasione del mondo cristiano nel VII secolo. 
I terroristi musulmani mettono la lettera Nun ( ن  ) sulle case dei cristiani di Mosul per procedere più speditamente  alla confisca dei loro edifici e alla cacciata delle famiglie cristiane.

giovedì 17 luglio 2014


“O si esporta decoro o si importa degrado”. Questa regola, che forse appare un po’ drastica, è quella che mi riecheggia l’osservare l'invasione senza limiti. Ripeto, e sottolineo: OSSERVARE; non sto infatti  trascorrendo le ferie in qualche campo profughi, come i nostri tiranni vorrebbero che facessero (questo, non altro!) tutti i "bravi cattolici": le castagne dal fuoco io non gliele levo! Se devo essere "solidale" lo faccio lontano dai riflettori  e dal mainstream.
 Chi ha passato un po’ della sua vita con un pugno di giovani africani armati…di giratubi e filiere a vincere con la gente della savana la sfida dell’acqua potabile, non ha bisogno dei falsi moralisti guerci per capire la vastità del problema e delle soluzioni…CHE SONO TUTTE IN AFRICA. Nel 1993 rientravo da due anni di volontariato in Africa e come un pugno nello stomaco ritrovavo per strada file di donne africane: non coi secchi vuoti in attesa dell'acqua, ma con gli occhi vuoti, sotto chili di trucco, ad aspettare "clienti"…
Non mi veniva e non mi viene  in mente altro se non lo stile del volontario: conoscere i problemi delle persone, cercare insieme soluzioni, ridare dignità e speranza. Il problema non è "la mancata integrazione nella nostra società": i problemi nascono tutti, logicamente, dove è partita la tratta. Penose formule stracotte: "Ormai sono qui !" "Vengono da situazioni allucinanti" "I viaggi della speranza". Rosari irresponsabili che si traducono in tragedie crescenti. Quasi  che il mondo sia "vivibile"… solo a casa nostra. E questo come lo chiamiamo se non razzismo? Il mondo è l'intero pianeta, tutti devono poter vivere dignitosamente dove sono nati, e se gli va di viaggiare, farlo per scelta e non perché costretti o illusi di andare a "star meglio". Io in Africa, accanto a miserie indicibili ho respirato SPERANZA: con investimenti pari a un mese di operazione “Mare Nostrum”  si tira avanti vent’anni  garantendo a centomila persone acqua pulita, agricoltura migliorata, vaccinazioni e sanità di base, con tutto il lavoro indotto e la formazione al contorno.
Speranza… perfino quella della donna che, non avendo altro, per far crescere meglio il bimbo che ha in grembo inghiotte terra ricca di sali minerali: povertà estrema? Certo, ma infinitamente più ricca di chi potrebbe dare il meglio a suo figlio e lo elimina inghiottendo un sofisticato prodotto di sintesi dell’industria farmaceutica, o del mondo che rivendica l’opportunità di farlo a pezzettini, quel bimbo, per coltivarci pezzi di ricambio in favore di corpi destinati a perire.

La drastica regola enunciata all’inizio appare evidente se, guardandoci intorno, ci riconosciamo per quello che siamo, una civiltà al tramonto. Le civiltà in crescita, infatti, creano ed esportano architetture, stili di vita, lingue, culture. Le civiltà al tramonto non esportano che beni di lusso, sempre più “di nicchia”, importano stili di vita estranei e raccogliticci insieme a masse umane necessarie a mantenere popolazioni vecchie, fragili, amareggiate del presente e impaurite del futuro, un processo involutivo che nella paura e nei piccoli egoismi personali, più o meno giustificati, non scommette più su famiglia e figli e dalla crescente solitudine trova nuovi motivi di paura e di amarezza. Anche la lingua, la cultura non è più quella di un popolo, diventa una giustapposizione di convenzioni in ambiti sempre meno comunicabili (“i saperi”?)
E’ sintomatico incontrare luoghi di raduno ben definiti e distinti. In alcuni ambiti di svago si sente parlare solo ispano-americano, in certe allee nelle ore “morte” delle badanti ti senti come a Lvov o a Bucarest, non parliamo delle stazioni nelle ore di imbarco/sbarco di ambulanti senegalesi o, peggio, prostitute nigeriane. Queste persone stanno integrando la loro cultura con la nostra? Sta nascendo qualcosa di fecondo ? O non stanno chiudendosi in un  ghetto senza mura,  magari i loro figli in una baby gang “etnica”? Non parliamo delle banlieues dove pochi anni fa grazie a predicatori rappers i cui nonni pascolavano greggi algerine,  piccoli proletari mezzo islamici e mezzo nichilisti si divertivano a bruciare le Renault dei superstiti sessantenni discendenti di Carlo Martello che ancora non si servono alla macelleria “halal”.

O si esporta decoro, o si importa degrado. Mi spiace, ma non vedo vie di mezzo. O si genera lavoro, serio, e si fanno crescere anche altri mercati, altre società, con le loro culture, i loro stili, la dignità comune a ogni essere umano, o si importano, per ogni lavoratore, (al posto dei nostri ragazzi viziati, sottraendo cervelli e braccia allo sviluppo delle loro terre) almeno dieci disperati che sognano di stare comunque meglio.
Non avremo mai una buona legge sull’immigrazione né una buona legge sulla cooperazione allo sviluppo, finché queste leggi non saranno una sola.

Non voglio però unirmi al coro impotente degli sfiduciati e degli impauriti. Io credo ancora nell’”esportare decoro”, valori, dignità, benessere, ma solo chi ha riferimenti certi lo può fare. Chi vede già al di là della fine dell’Impero, e non ci piange su, ma immagina cosa verrà dopo, e comincia a costruirlo.
 Al di là della fine dell'Impero…come S. Agostino. Morì durante l’assedio dei Vandali alla sua Ippona, ma costruì un mondo nuovo, per la sua Ippona, per i Vandali, per la Chiesa. Sì: l'import-export di decoro e valori lo facciamo solo sulle orme dei santi, Vangelo alla mano.

venerdì 4 luglio 2014

Sbarchi

CONTINUANO LE SANGUINOSE CROCIERE PROGRAMMATE DA SCHIAVISTI, SCAFISTI E MARINA ITALIANA, PAGATE DAI MIGRANTI E DAI CONTRIBUENTI 

Invece chi sta oltre l'altro mare insanguinato, quello di sabbia, SI PONE IL PROBLEMA